mercoledì 19 ottobre 2011

Revolutions? No. Evolutions.



Dialogo tratto dal film il Pianeta Verde (1996) di Coline Serreau.

"... è stata la guerra civile, e poi il boicottaggio.

Boicottaggio?

Tutto quello che era stato nocivo per la salute non si comprava più o si buttava. Fù l'arma vincente. Senza vendite niente potere. L'esercito e la polizia erano impotenti."


Ora, non voglio dare un ulteriore inutile parere sugli accadimenti della manifestazione del 15 Ottobre a Roma, sugli scontri e sulle cause che hanno portato a manifestare.
Voglio solo sottolineare come a mio parere, l'unica vera soluzione per un cambiamento realmente utile sia un "Nuovo Rinascimento".
Un Rinascimento che porti le persone, una volta per tutte, a comprendere che il cambiamento reale, il punto di partenza per una nosra Evoluzione, sta nel considerare seriamente il boicottaggio totale come "arma di distruzione" del sistema in cui viviamo. Se non ti piace rifiutalo, non combattere per cambiare ciò che in un modo o nell'altro si è sempre riformato sotto altre forme. Non dare al sistema la scusa che aspetta per imbrigliarti ed imbrogliarti ulteriormente.

La storia è una rassegna di rivoluzioni. (Saul Alinsky)

Gli inferiori si ribellano per poter essere uguali e gli uguali per poter essere superiori. È questo lo stato d'animo da cui nascono le rivoluzioni. (Aristotele)
 

Durante le rivoluzioni vi sono solo due specie di uomini: coloro che le fanno e coloro che ne approfittano. (Honoré de Balzac)

Rivoluzione. In campo politico viene così chiamato il brusco passaggio da una forma a un'altra di malgoverno. (Ambrose Bierce)

Le pose rivoluzionarie della gioventù moderna sono prova inequivocabile di attitudine alla carriera amministrativa. Le rivoluzioni sono perfette incubatrici di burocrati. (Nicolás Gómez Dávila)

Ogni rivoluzione evapora, lasciando dietro solo la melma di una nuova burocrazia. (Franz Kafka)

Ogni opinione rivoluzionaria attinge parte della sua forza alla segreta certezza che nulla può essere cambiato. (George Orwell)

Le rivoluzioni costano carissime, richiedono immensi sacrifici e perlopiù finiscono in spaventose delusioni. (Tiziano Terzani)

venerdì 7 ottobre 2011

Anna Politkovskaja - Io continuo a non dimenticare.



Cinque anni fa, il 7 ottobre 2006, veniva assassinata Anna Stepanovna Politkovskaja. Curioso, ma neanche troppo, il fatto che anche oggi, anche quest'anno, nessun giornale  la ricordi. Troppi gli interessi economico/politici che Anna aveva tirato in ballo. Chi ha ucciso Anna? Magari guardando questa breve intervista e le denunce fatte ci possiamo fare un'idea. GIUSTIZIA E VERITÀ PER ANNA.

martedì 4 ottobre 2011

Nazionalizziamo la FIAT.



La FIAT va nazionalizzata. La FIAT avrebbe dovuto fallire molte volte ma gli italiani con il loro sangue l'hanno sempre tenuta a galla. Nazionalizziamo la FIAT, studiamo una riconversione ecologica dei poli industriali FIAT presenti in Italia e spediamo Marchionne e la Famiglia Agnelli dove gli compete.

"Agnelli" di Dio,
che togli i peccati del mondo,
abbi pietà di noi.

"Agnelli" di Dio,
che togli i peccati del mondo,
abbi pietà di noi.

"Agnelli" di Dio,
che togli i peccati del mondo,
dona a noi la pace.

L'Agnelli immolato per noi
è degno di onore e di gloria.

L'Agnelli immolato per noi
è degno di onore e di gloria.

Come l'Agnelli condotto alla morte
Cristo non aprì bocca.

"Agnelli" di Dio,
che togli i peccati del mondo,
dona a noi la pace, togliti dai coglioni,
e porta con te i giornalisti parassiti.

martedì 13 settembre 2011

Il Massacro di Sabra e Chatila



Il 16 Settembre 1982, 150 libanesi, falangisti cristiani, sotto la copertura dell'esercito israeliano che li aiuta illuminando loro il percorso, entrano nei campi profughi palestinesi di Sabra e Chatila, scrivendo una delle pagine più buie della recente storia. Vengono massacrate almeno 3500 persone, quasi tutti civili inermi, donne, vecchi e bambini. Il Ministro della Difesa israeliano in carica, Ariel Sharon, sarà costretto a dimettersi per questo scandalo ma, invece di essere processato per crimini di guerra, anni dopo, nel 2001 diverrà l'11° Primo Minisro di Israele. Questo post non vuole essere una semplice commemorazione di vittime inocenti, questa è una richiesta di giustizia nei confronti dei vertici militari e politici di Israele che hanno permesso che ciò accadesse. Comeunbonobo, come sempre, invita ad aiutare chi lavora seriamente per una risoluzione pacifica del conflitto. Per questo vi invitiamo nuovamente a sostenere campagne come quella degli Shministim. Perché l'orrore abbia fine. Palestina Libera. Restiamo Umani, come diceva Vik.

mercoledì 7 settembre 2011

Noam Chomsky - Le dieci strategie della manipolazione mediatica.


1 - La strategia della distrazione. L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti.
La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).

2 - Creare il problema e poi offrire la soluzione. Questo metodo è anche chiamato “problema - reazione - soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito delle libertà. Oppure: creare una crisi economica per far accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3 - La strategia della gradualità. Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni ‘80 e ‘90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

4 - La strategia del differire. Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria” guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perché lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. Secondo, perché la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.

5 - Rivolgersi alla gente come a dei bambini. La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedi “Armi silenziose per guerre tranquille”).

6 - Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione. Sfruttare l'emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell'analisi razionale e, infine, del senso critico dell'individuo. Inoltre, l'uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti….

7 - Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità. Far si che la gente sia incapace di comprendere le tecniche ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori" (vedi “Armi silenziose per guerre tranquille”).

8 - Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità. Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti...

9 - Rafforzare il senso di colpa. Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie a causa di insufficiente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di depressione di cui uno degli effetti è l’inibizione ad agire. E senza azione non c’è rivoluzione!

10 - Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca. Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su sé stessa.